Da Porto a Lisbona di Bellezza in Gentilezza

Da Porto a Lisbona di Bellezza in Gentilezza

Porto acquieta. E’ agosto ma i viaggiatori si muovono lentamente e la città appare lenta e morbida. Ci muoviamo per la città con le biciclette, ma l’idea si rivela faticosa. Porto è un saliscendi di terra, di curve, di strade, di case romantiche e di storia. Il fiume Douro scorre in mezzo alla città e guida la visita alle cantine di vino, mentre le barche di legno lungo il fiume rievocano gli antichi viaggi verso terre da scoprire. Porto è tutta qui: una manciata di strade, il saliscendi accompagnato da ristorantini e cantine di vino, il fiume che coccola i viaggiatori. E’ una città romantica, che pacifica e rallegra nel contempo.

Si riparte per Coimbra. Città Universitaria, dove si respira aria di conquista e speranza. A Coimbra, più che altrove, fra le sue vecchie vie si ascolta il Fado, la musica nostalgica e malinconica portoghese. Il Fado canta i sentimenti, la sofferenza d’amore, la saudade per chi è partito, il ritmo di vita quotidiano, gli incontri e gli addii della vita, le conquiste. Qui a Coimbra il Fado è cantato dagli studenti e acquista un ritmo nuovo rispetto al Fado di Lisbona, nato nell’ambiente popolare della piccola malavita urbana. Il Fado di Coimbra ci guida verso una mensa universitaria antica, nascosta tra le case di calce sgretolata. Qui ci servono panini con frittata e due pinte di birra urlando da dietro il bancone. Gli odori di cibo si mescolano alle voci degli studenti, dei viaggiatori e dei camerieri che lanciano le palle di pane da dietro il bancone. Se passate da Coimbra entrate nel suono del Fado e nell’odore delle mense universitarie vagando per le strade.

Verso sera ripartiamo scendendo verso Fatima, fermandoci a Peniche qualche giorno e costeggiando il Portogallo fino a Lisbona. Il Portogallo è un piccolo lembo di terra, ma l’Oceano, le spiagge infinite, il vento, e le città senza tempo, ci fanno percepire che siamo anche noi più di quello spazio e di quel tempo. Stiamo imparando in questo viaggio a vedere con altri occhi luoghi e volti. Stiamo aprendo nuovi orizzonti dentro di noi e ci immergiamo in queste vite portoghesi concrete e sognatrici. Si respira il sogno in questo paese, un sogno lento che si costruisce col tempo, che fa fatica a mettere ali. E forse il Fado canta proprio questa fatica a partire. È un sogno impaurito che mette radici in cerca di nuove aperture. Lisbona, finalmente Lisbona. L’ho letta nei racconti di Pessoa e Saramago e l’ho ritrovata chiara come nelle loro parole, di poesia e viaggio. “Non ci sono per me fiori che siano pari al cromatismo di Lisbona sotto il sole, raccontava Pessoa, e ancora “Il cuore non ha bisogno di sapere cos’è il bene” dopo che abbiamo respirato l’aria di Lisbona. La città delle Luci ci avvolge così col suo caldo di agosto, con l’inquietudine dei turisti affollati e affamati della sua energia. Ci stringe tra le sue vie solcate dai filobus, dai tram. Ne scegliamo uno, il numero 28, quello più vecchio. Stiamo stretti stretti; braccia e teste appiccicate per riuscire a salire sulla collina. Scendiamo proprio in cima alla collina, nel quartiere dell’Alfama, una piccola grande kasbah: un intrico di strade ripide, scalinate, case con il bucato steso fuori ad asciugare, piccoli negozi di alimentari. Qui ci lasciamo prendere da un gruppo di musicisti che ci consegnano maracas e tamburelli. Suoniamo con loro, cantiamo e poi ancora immersi in quel ritmo ci mettiamo a correre scendendo vorticosamente i vicoli di Lisbona ridendo e saltando. Tra un corsa e l’altra ci fermiamo alla Chiesa di Santo Estevao e alle bianche torri di Sao Miguel, dove i saggi anziani giocano a carte sotto tappeti di bougainville.

La bellezza del Portogallo, di queste città è una bellezza spontanea, che nasce dal vivere delle persone. Qui la bellezza diventa un affare sociale perché genera gentilezza e condivisione. Qui si vive un’esperienza del Bello e così il cuore si apre, il respiro rallenta, il corpo si espande e si unisce a questi luoghi: Porto, Coimbra, Lisbona.